DIMENSIONE DEL MERCATO EUROPEO PER IL RICICLAGGIO TESSILE
Minimizzare lo spreco dei tessuti riorganizzando la filiera produttiva nei diversi mercati sembra la nuova impresa Europea, a tutti gli effetti: un’impresa ecologica.
L’aumento di interesse sia per il “fashion eco” sia per il tessile d’arredamento riciclato sta evolvendo nello scenario attuale, dove il cliente finale preferisce oggi i marchi che dichiarano i loro prodotti come “sostenibili”. È crescente la domanda per i tessuti riqualificati che vanno a formare un ambito di indagine relativamente meno nociva per l’ambiente. Anche le tecnologie spinte da questo nuovo interesse, e per arrivare allo scopo hanno subito negli ultimi anni un progresso che ha permesso la facile lavorazione di una gamma di prodotti riciclati, sia che si tratti di fibra naturale, sia che si tatti di fibra sintetica. C’è dunque un recupero di filati che oggi può definirsi di qualità che aiuta la produzione di beni ecologici rendendoli ideali per produttori e consumatori rispettosi dell’ambiente.
È un dato di fatto che i diversi rifiuti che circondano la nostra vita, nel momento in cui entrano nella filiera del riciclo possono valere molto di più della materia prima, risolvendo un problema istituzionale: la richiesta alle amministrazioni pubbliche di ogni Paese per organizzare uno smaltimento differenziato e responsabile. Ogni anno nell’Unione Europea vengono raccolti separatamente 2,1 milioni di tonnellate di capi di abbigliamento e prodotti tessili per uso domestico, destinati al riciclaggio o alla vendita sui mercati mondiali del riutilizzo, pari a circa il 38% dei prodotti tessili immessi nel mercato dell’Unione. Per questo dal 1° gennaio 2025 l’Europa impone dunque al settore tessile più circolarità e sostenibilità, rendendo obbligatoria in tutti i Paesi membri la raccolta differenziata di questi prodotti.
I tessuti per l’abbigliamento come i tessuti per l’arredamento subiscono nell’era moderna una veloce tendenza al cambiamento che li porta ad essere (con la plastica) tra i prodotti ai primi posti per quantità di materiale da riciclare. Il mercato del riciclaggio tessile nei 27 Stati membri in queste due grandi macro aree, rifiuti di abbigliamento e rifiuti di arredamento domestico, è in crescita e ha un valore potenziale di miliardi di euro. Buona parte di questo materiale è da attribuire alla notevole quantità di abbigliamento post-consumo, incentivato dall’aumento dei cambiamenti estetici sostenuti dal mercato globale del “Fast Fashion” che lo ha reso sempre più economico e di breve durata.
Si stima che entro il 2030 possa diventare un settore indipendente e redditizio, con un potenziale di profitto compreso tra 1,5 e 2,2 miliardi di euro, riducendo 4 milioni di tonnellate di CO2. La seconda componente di questo problema, cioè i rifiuti tessili domestici soprattutto per l’arredamento, pur essendo di notevoli dimensioni è tuttavia di minore importanza rispetto all’abbigliamento, avendo cicli di sostituzione più lunghi e con meno opzioni estetiche. Ma le due macro aree messe assieme preoccupano per le conseguenze negative che il loro inarrestabile processo di eliminazione ha messo in atto, dove il riciclaggio diventa un aspetto essenziale per la risoluzione del problema, garantendo comunque l’economia.
In ultima analisi, il progresso ci induce ad un rapido cambio di scelte, non solo di forme ma anche di contenuti che nella velocità del gusto estetico insito in ognuno di noi, libero da condizionamenti e supportato da un’Industria globalizzata che incentiva questa velocità, produce “scarti” (che scarti non sarebbero) alla stessa velocità delle nostre scelte.
Un modus operandi che sta diventando politico perché le abitudini dei consumatori stanno spostando importanti economie e il riutilizzo delle fibre, entrando di diritto in questo “gioco sociale”, non può essere ignorato. Ecco quindi che le scelte eco-consapevoli stanno influenzando le grandi aziende per cercare di utilizzare sempre più spesso materiali riciclati, sollecitando oltretutto la clientela a riparare o a rivendere l’abbigliamento dismesso (anche o soprattutto attraverso un progetto marketing diffuso nel web).
Nel tentativo di affrontare i rifiuti tessili a livello internazionale, vari governi stanno inoltre rafforzando le normative che diventano più severe sia per la clientela finale sia per i produttori che sono chiamati a garantire una gestione responsabile del loro operato. In tutto questo diventa chiaro che l’aumento della collaborazione tra marchi di abbigliamento e di arredamento, riciclatori di tessuti e fornitori di tecnologia, stia creando una tendenza virtuosa che porta la catena del valore in questo mercato, verso una nuova consapevolezza per una possibile sostenibilità ecologica.